Non devo pensare.
Dimenticare no, quello mai. Ne' lasciare che l'amarezza inquini il
ricordo o lo stravolga... che orrore!
Ma proprio per questo non devo...
N o n d e v o
Pensare.
Devo stancare il corpo, invece, estenuarlo, e tutta me stessa lo
seguira'.
Si, perche' quando le gambe tremano per lo sfinimento, quando pancia,
braccia e spalle sono rigide per lo sforzo, quando sei battuta come un
caco e drogata d'endorfine, t'assicuro che non hai anche la forza di
soffrire col cervello o con il cuore.
Magari, come effetto collaterale, ti ritrovi pure un corpo che e' una
bomba ma al momento la cosa ti e' indifferente: non pensare, Deus vult.
Non c'e' altro credo.
E' con tale spirito decoubertiano che alcuni mesi fa mi sono iscritta in
palestra.
Sono andata in quella piu' vicina a casa, imbucata in un calletta e
frequentata da esemplari umani d'ogni tipo, anche dai piu' besti...
forse e' per questo che, prima d'entrare in sala pesi, un grosso
cartello a caratteri western ammonisce imperativo: "Non Bestemmiare".
"Uh, beh... vedro' di trattenermi" e' stato il primo pensiero, ma in via
strettamente confidenziale posso confessarvi che `sto proibizionismo da
anni ruggenti mi indispone.
Cioe', dico, cercate di mettervi nei panni di un energumeno preverbale
che, tra carrucole e paranchi, spompazza chili come un ossesso.
Sul serio, proviamoci insieme, non dovrebbe essere troppo complicato.
Fatto?
Ecco, a me sembra molto umano che, nei momenti piu' partecipati, lo
sforzo miotico senta il bisogno di accompagnarsi ad una parallela
ricerca di spiritualita'. E' il principio d'Archimede: ogni profanita'
riceve una spinta verso l'alto direttamente proporzionale alla massa
spostata. E' cosi', cazzo! E' sempre stato, e' la vita...
fondamentalisti insensibili.
Amen, torniamo a noi.
Sia chiaro che, per mille motivi (o forse per uno solo), l'ultima cosa
che desideravo era socializzare. Di conseguenza ho preso le mie
precauzioni: pantaloni larghi e comodi, maglietta verde fastidio,
capelli raccolti e sguardo da suocera. Roba da far guaire i cani.
Devo ammettere che l'espediente ha funzionato, ma solo al cinquanta per
cento.
Gli uomini, infatti, non mi danno noia: hanno annusato il terreno,
certo, i piu' tenaci hanno resistito un mese e poi si sono convinti che
sia folle, algida o lesbica. Irrecuperabile.
Le donne, al contrario, dopo essersi accertate che non ero una rivale
ne' ero interessata al loro pollaio, hanno ritirato gli artigli, si son
rilassate ed ora sono un fiume in piena di confidenze.
Cosi' ho scoperto che... si, insomma, che sono anche un'imbarazzante
legione di troie.
Non che io sia una santa, per carita', ma sono selettiva e soprattutto
credo nella riservatezza e nella discrezione. Loro niente, cazzo,
soprattutto quelle sposate. Son come ragazzine.
Ecco quindi che negli spogliatoi ogni conquista sessuale viene ruminata,
rivissuta e condivisa finche' entra nel patrimonio culturale del branco.
Da li ai consigli, poi, il passo e' breve:
"Ascolta, cara, fatti servire: Marco"
"Ma va? Su due piedi non si direbbe. Pare coccolo, tenerello..."
"Guarda, parola (mano sul cuore), un rodeo. Se ha litigato con la
moglie, poi, non lo si tiene".
"Ok, ma non e' uno di quello pericolosi, no? Uno di quelli che si
innamora?"
"Tranquilla, uno scopatore superbo e un vero bastardo. Ti dico solo
questo: Sagittario"
"Ho capito tutto, non aggiungere altro: lo provo"
All'inizio pensavo che mi prendessero per il culo, sul serio.
Poi ho notato che tutto l'ambiente sembra una succursale degli alcolisti
anonimi, con confessioni, "penitentiagite" e trionfi vissuti
collettivamente. A volte ci sono persino vere e proprie tempeste
emotive, con tanto di euforie da teenager farcite da una malignita' piu'
matura, sofisticata, disillusa. Acida come un cattivo dei fumetti.
Forse e' questo il dettaglio che piu' mi ha colpita perche', ripeto, non
pretendo d'avere l'esclusiva sui cromosomi dell'amoralita' e percio'...
si, insomma, per me si puo' anche piantare al proprio uomo un palco di
corna che nemmeno un cesto di lumache, ma bisogna farlo con stile, con
discrezione e soprattutto senza mai denigrarlo: e' una regola, e' buon
senso. Che figura ci si fa, infatti, ad essere spostate con un tizio che
si dipinge vispo come Calderoli, sexy come Agnoletto e pure mezzo
impotente?
Ditemi.
Per farvi un esempio, comunque, proprio ieri io ed altre due tipe sulla
trentina sculettavamo sugli step come altrettanti tacchini da batteria.
In quelle condizioni non ci sono molte cose da fare: puoi leggere una
rivista tematica ("Tuttoglutei", "Le tue amiche stelle", "Biceps &
Studs", etc), puoi chiacchierare sbuffando o puoi concentrarti ed
ammirare il Vuoto.
L'ultima alternativa e' la piu' fascinosa, va da se', ma e' anche la
piu' complessa da attuare, soprattutto se sei in mezzo al trio e le
altre due stanno facendo Italcable tra di loro. In altre parole, ho
cercato di non farmi coinvolgere, giuro, ma dal momento che non riesco
ad impedirmi d'ascoltare e di ghignare, alla fine mi son trovata parte
dell'intrigo.
Ma cominciamo dal principio.
L'argomento era prevedibile: uomini, amanti o mariti. Per rispetto nei
confronti delle due ragazze coinvolte e della loro vita privata, non le
chiamero' per nome ma mi riferiro' ad entrambe con una lettera
convenzionale: la prima sara' X (che sta per Sara) e la seconda sara' Y
(che sta per Matilde).
A coinvolgermi e' stata X, domandandomi (in modo del tutto
disinteressato, e' ovvio) com'e' il mio uomo, se e' alto, basso, moro,
biondo, grosso, caliente e che cosa lo rende speciale.
"Parla appena" rispondo.
"Un invalido! Che culo, sono sempre i migliori"
"Non e' invalido. E' solo riservato"
"E io che ho detto?" sorride ebete.
Inutile. E' irrazionale, ne sono conscia, ma quelle cosi' mi fanno
rabbia.
Per un attimo, dunque, mi lascio allettare dall'idea di farle violenza
fisica, poi riesco a controllarmi e a svicolare "Guarda Sara, non e'
argomento, davvero. Chiedi a Mat se vuoi gossip"
Mat, biondina, un metro e cinquanta di nervi e muscoletti.
Ha un bel fisico, Mat, non un grammo di grasso, naso affilato, zigomo
spigoloso, angoli acuti ovunque e due bocce improbabili disegnate da
Calatrava.
Mat... Mat che parla tuttodifila, senza respirare, senza punteggiatura.
Mat d'Acciaio.
Determinazione d'acciaio, dieta d'acciaio, dolcezza d'acciaio.
"Che vuoi che ti dica" sbotta Mat "mio marito l'hai visto no?"
"Un po' abbondante" minimizzo.
"Abbondante? No no, el xe grasso come un porseo! Non puo' stare sopra
senno' mi schiaccia, cosi' dobbiamo girarci... mi credi se dico che a
volte mi tocca pomparlo per quarantacinque minuti? Qua-ran-ta-cin-que e
non scherzo"
"Eeehhhh" sospira Gloria, accasciata sulla panca degli addominali.
Postura da Paolina Bonaparte e aria sconsolata da Madame Butterfly.
Cacchio, Gloria... Gloria e' una donna di mezzeta' con l'aspetto di una
rovina contemporanea, una di quelle tipe che fanno ogni sforzo per
sembrare giovani, dal jeans strappato all'incedere da velina, compreso
un assoluto, eroico sprezzo del ridicolo.
E' simpatica, Gloria, ed e' famosa perche', dopo aver accumulato pali su
pali da ogni bipede conosciuto di sesso maschile, ha ripiegato sui due
omosessuali dichiarati. Li adora, parla solo di loro e le piace giocare
a sedurli facendo la mamma.
Sopra la cinquantina, evidentemente, non c'e' altra strada.
Fortunatamente, a Gloria non viene concesso d'introdurre il suo
argomento preferito perche' Mat la fagocita in un malestrom di parole
"Pensi che sia una fortuna? Davvero, dillo se e' cosi', pensi che sia
una fortuna? No, perche' non e' un cazzo di fortuna, se fosse George
Clooney sarebbe fortuna, ma tu l'hai visto mio marito, si?
-/ pausa apnea /-
Ecco, tu pensa di cavalcarlo per tre quarti d'ora: la stessa emozione di
fare un massaggio cardiaco ad una foca, giuro. Nel frattempo ti girano
perche' si scuoce il riso, c'hai il bucato da stendere, mille cose da
seguire e tu sei inchiodata li, a fare faccette sperando che lui venga e
sia finita"
Matilde boccheggia per riprendere fiato e Sara le strappa il testimone
"Anche a me capita, anche a me!" e poi, didattica "Io mi mordo il labbro
inferiore e stringo insieme i seni cosi', guarda... mmmmm. In genere fa
effetto".
Colpo a vuoto. L'amica tira diritto dribblando l'interruzione con
l'agilita' di una tribuna politica e precisando "Che ti credi che non le
provi tutte? Ne uso anch'io di trucchetti, potrei scriverci un manuale,
ma per me quello sta diventando impotente. Pensa che a volte... a volte
perdo la pazienza sul serio. Allora mi sfilo di colpo, mi stendo, mi
metto a dormire e vaffanculo, ecco".
"Dai, povera bestia!" sono io, mi e' scappato.
Matilde e' spietata: "Che si faccia fare due di bypass, allora, uno ai
testicoli e uno intestinale. Due piccioni con una fava. Magari mi
diventa normale"
"Anche il mio, anche il mio!" Sara sta letteralmente zompettando sullo
step "Anche il mio non viene mai. M-A-I. E lo sa! E ci soffre! Pensa, si
sente cosi' una merda che ripiega sul cunnilingus, ma non sa fare
nemmeno quello. Ne-ga-to... e anche un po' sfigato, si, il mio cucciolo,
perche' non c'ha una lingua bella appuntita, come la mia lllllll... ce
l'ha, come dire, a coda di castoro, hai presente?".
"Oh, beh, ah... mpfff, cioe'..." Rain in the Forest, questa volta e'
colpa di tutte quante.
"Eh, si voi ridete, ma quello sa solo lapparmela come un gelato e cosi'
io non mi squaglio, mi spiego? Allora lo lascio fare per un po' e poi
mugolo <<Oh? ohhhhh... ooooooo!!! M-mi fai impazzire.. impa.. aaahhhh...
pazz... zire, oh, si, bevimi, BE-VI-MI! >> e il Gianni, che a quel punto
mi ha gia' sbavata fino a meta' coscia, lecca parte della sua saliva, si
sente maschio ed e' felice".
Ganni, cavoli avevo capito chi era.
Sui trentacinque anni, alto, viso devastato dall'acne e andatura da
cavernicolo: Ganni!
Ma poveraccio... sposato, non l'avrei mai detto. E con `sta stronza
elettrica, poi, tutta cianuro, mossette e consonanti in liberta'. Che
destino di merda.
Gloria, che che fino a quel momento ha ascoltato, sorriso e gorgheggiato
con un senso del ritmo ammirevole, si intromette senza preavviso e con
consumata abilita' "Ragazze volete sapere un dramma?"
Ta-ta-ta-taaaaaa, Beethoven, 5° sinfonia.
Atmosfera densa come marmellata di mirtilli.
Mi ci vuole un nanosecondo per realizzare che se resto li mi taglio le
vene.
Da vera vile, quindi, approfitto della momentanea stasi temporale per
defilarmi e scomparire nella sala pesi vera e propria, quella dotata di
cartello ammonitore e popolata da maschiotti sudati, puzzosi e
ragionevolmente muti.
Li dentro c'e' un po' di tutto, dai due mastodontici forci (che a dire
il vero sono tra i piu' cortesi e riservati) alle varie categorie
standard di maschio: il Vanesio, il Bullo, il Montacarichi umano, il
Misantropo, etc. C'e' anche un folto gruppo di postadolescenti dell'era
PC. Magretti, curvetti, spenti, questi ultimi approdano alla sala pesi
spinti da un nobile istinto primordiale: Stanare Gnocca.
Peccato che non sappiano come fare, cosi' parlottano tra loro,
maneggiano pesetti, sudano e sbavano prima di tornarsene sconfitti ai
loro PC e alle agenzie di incontro online.
Vabbe', ma a me che mi frega? Nulla.
A me interessa solo fare il mio, niente smancerie o scemenze, per questo
do poca confidenza al prossimo e per questo ho fatto amicizia con due
persone appena: Gigi, un laureando in ingegneria straordinariamente
bello ma asessuato per deformazione professionale, e il "Vera", un
energumeno idrofobo che e' stato piantato dalla moglie.
Anche lui non vuole pensare e percio' s'ammazza di pesi, ringhia e
sbuffa come una giovane otaria.
E' cosi' incattivito che gli altri lo evitano per istinto, quasi fosse
possibile avvertire le ondate di rabbia e di disperazione (e, aggiungo
io, di testosterone) che il povero bastardo emette quando flette i
muscoli tatuati.
Sto meglio. C'e' molta piu' tranquillita' qui, tra i grossi bruti,
percio' riesco sempre a ricavarmi una nicchia personale fatta di
sudore, ruote di piombo, manubri, sudore, video musicali, tempeste
ormonali e sudore.
Lavoro senza guardare in faccia nessuno.
Lavoro fino a quando non sento piu' le braccia e ho l'impressione che un
sadico mi abbia allegramente preso a calci. Ho deciso che solo quando mi
sento cosi', di legno, posso ritirarmi con onore.
Per oggi, dunque, mi convinco di aver sofferto a sufficienza. Mollo i
pesi, mi sollevo dalla panca e mi trovo ad un metro dal Vera, dai suoi
occhi color caramello, vivi e magnetici come quelli d'una bestia
selvatica. Lui continua a pompare, non e' ancora sfinito. Io esalo un
saluto e la mia voce suona dolce ai miei stessi orecchi.
Stanca ma dolce.
Non era mia intenzione... o forse si? Non capisco.
Lui si ferma col bilancere a meta', un secondo forse due. Mi sorride di
rimando, caldo, ma solo con gli occhi. Li abbassa subito, quasi l'avessi
frustato e mi saluta "A domani, sorella".
Fratello, sorella... e' un gioco che facciamo tra noi. Perche' intuiamo,
forse, senza ammettere.
Vado via, lascio la sala ma la sento, dietro di me, quella bestemmia
sussurrata, ricercatissima.
Varcare la soglia degli spogliatoi e' come passare da un muto inferno di
fatica ad una malabolgia starnazzante.
Ci metto un po' a sintonizzarmi, a registrare che Sara si sta depilando
l'inguine con un piade sul lavandino, che Matilde pavoneggia i seni
rifatti e che una tizia sconosciuta registra le adesioni ad un
botulino-party. Ordinaria amministrazione.
Sfilo le scarpe e le butto in un angolo. Maglietta, pantaloni via tutto.
In un attimo sono nuda e sparata verso le docce. Cazzo se e' tardi, devo
essere l'ultima perche' sono tutte libere.
Ne scelgo una ed apro l'acqua.
E' fresca, non fredda ma fresca... ci mette sui venti secondi a
scaldarsi, capita cosi' ogni sera.
Resto immobile, mentre un brivido partito dalla schiena si allarga come
un'onda e solleva dietro di se una ola di pelle d'oca.
Resisto. Il primo brivido e' il peggiore, lo so.
Resisto e gia' l'acqua scende piu' calda, mi bacia il collo e scivola
sotto la curva del seno accarezzandolo con tocco leggero, da innamorato.
Innamorato. Amore.
A - sorpresa. Cosa mi succede? No! Non e' possibile, non a me!
MO - "O" grande, tonda, accentata. Comprende ogni cosa e ogni cosa
ingloba. Annullandola.
RE - Puff, l'ultima sillaba vola via distratta, senza accento ne' peso.
Scoppia la bolla di sapone ed e' tutto finito.
Che parola terribile, amore: bella come un'alba invernale e altrettanto
spietata.
Eppure, come lo vorrei, l'amore.
Amore, non sesso, quello ce l'ho gia'.
Amare di nuovo ed essere ricambiata, soddisfare i capricci miei e suoi.
Inventarne di nuovi solo per sfida o per lussuria, una danza di
corteggiamento per esseri umani.
Appoggio piano la testa alle piccole piastrelle della doccia. Non sono
nemmeno piastrelle, sono tasselli quadrati. Demode', anni '70... una
vera schifezza, ma sono l'unica cosa a cui mi posso appoggiare.
Chiudo gli occhi e mi spalmo lo shampoo sui capelli.
Li stiro, li liscio, li spingo indietro, ma so per esperienza che e'
tutto inutile. Sono ricci, talmente ribelli che nemmeno l'acqua li doma.
Dalle loro punte, il sapone scivola lungo il corpo ed io scopro che mi
sto accarezzando. Ho cominciato dalla pancia o dal seno? Non lo so, ma
continuo, scendo senza aprire gli occhi perche' altrimenti rovinerei
tutto.
A tentoni trovo il sapone liquido e pigio sul dosatore perdendone
chissa' quanto.
Alcune gocce mi cadono su un piede e la loro consistenza densa fa
scattare un ricordo involontario, intimo, indecente.
Per reazione stringo ancora di piu' le palpebre.
Adesso quasi mi bruciano.
Ho le gambe un po' divaricate e una mano tra le cosce, allargo piano le
dita e mi puntello sempre piu' con la fronte al muro... e se mi incido
la forma dei quadratini sulla pelle? Oh, `fanculo!
Spalmo il sapone sulla pancia, sui glutei e le cosce. Indugio
sull'inguine, dentro.
Mi friziono forte, il sangue affluisce e la sensibilita' aumenta. Spingo
su il culo cosi' l'acqua che cade sulla schiena correra' lungo i fianchi
e convergera' sul ventre, facendosi piu' oleosa man mano che raccoglie
il sapone. Sempre piu' pesante e viva.
Ora lo tolgo.
Tolgo il sapone ed esco.
Ma l'acqua... il respiro dell'acqua sui muscoli stanchi e' come un
massaggio erotico e io sono cosi' sfinita che non connetto bene. Mi sto
togliendo il sapone o mi sto toccando? Ed e' tutto sapone il liquido
viscoso che sento sulle dita?
Oh, come vorrei...
Come vorrei che fossero di un uomo, uno qualsiasi, senza volto, ma uno
che amo.
Come vorrei averlo dietro di me adesso, che guarda mentre mi lavo,
mentre mi preparo per lui insaponandomi davanti e dietro, dentro.
Ecco... e' successo all'improvviso, ma adesso lo sento, avverto una
presenza immaginaria che si avvicina. Avverto la sua energia, la sua
eccitazione animalesca e so che si imporra' con forza, in modo osceno.
Mi fara' del male, ho paura e... e lo desidero.
Mi apro.
Sto sbavando. Percepisco il vapore che mi avvolge come un amante e sto
sbavando su quei luridi quadratini di ceramica. Me li sono tatuati sulla
fronte e non me ne frega niente perche' l'acqua sulla schiena sono le
sue mani, gli schizzi che salgono sul collo sono la sua lingua che mi
bagna, i riccioli fradici sono il suo respiro che mi sfiora mentre lui
si piega su di me. E il mio dito, le mie dita sono...
La voce stridula di Mat rompe la bolla di sapone nella quale mi sto
cullando.
A-mo-re.
Apro gli occhi. Puff.
E' una fantasia.
Mi raddrizzo mentre un segmento sensibile della mia coscienza si
concentra su quel suono sgradevole "Per fortuna c'e' l'ospedale"
cinguetta Mat "Primo ci sono un sacco di uomini affascinanti, secondo
c'e' il dottor Xxxxx che...."
Come come? Ho sentito bene? Mi scuoto, cerco di snebbiarmi la mente.
"Xxxxx, il cardiologo, o chirurgo, o quello che e'?" insinua una voce
non classificata "Insomma, il marito di quella nuova"
"Povera, quella ragazza c'ha qualcosa che non va"
"Certo, e' oca, asociale e ingenua allo stesso tempo"
"No, non solo quello. Secondo me e' anche frigida. Si, insomma, il
dottore e' famoso in tutto l'ospedale. Gli omini arancioni lo chiamano
Il Palio di Siena, pensa te, e sabato con la farmacista..."
"Chi, quella piccolina, biondina, quel peperino?"
"Eh, li ho beccati nel reparto di Anatomia patologica: lei a gambe
aperte sul lettino e lui con i pantaloni abbassati alla caviglie. Se la
pompava e nel frattempo le ascoltava i battiti cardiaci con lo
stetoscopio. Un pervertito."
Nelle orecchie ho le cascate del Niagara. No, non e' la doccia, sono
quelle di la che ridono.
"Ho accostato piano la porta" continua la voce stridula "e mi sono messa
a sbirciare"
"E che e' successo?"
"Lui se l'e' sbattuta selvaggiamente per una decina di minuti. La
sollevava quasi, sai, minuta com'e'... poi e' uscito ed e' venuto con un
ruggito eroico.
Una produzione scandalosa, roba da pornodivo, sai quando ci mettono lo
yogurth? Invidia... Gliel'ha spalmato sulla pancia e dovunque arrivasse
con quelle sue manone e lei l'ha lasciato fare, poi si e' messa a
carponi sul lettino, col sedere bene in alto, come una gatta. Gliel'ha
preso in bocca succhiottandolo anche se era mezzo barzotto, mentre il
dottore ha sfilato dalla tasca uno di quei guanti trasparenti da
chirurgo, hai presente? Lo ha calzato lentamente, gliel'ha fatto davanti
agli occhi, con la mano in su, facendo schioccare il lattice ad ogni
dito, delle stecche che... cavoli, fossi stata in lei mi sarei eccitata
come una cavalla: avrei nitrito, davvero!
Lui l'ha calmata con un bacio sulla fronte e l'ha fatta girare, sempre
sul lettino, sempre carponi, culo in alto e seno e viso schiacciati sul
marmo freddo. Le ha dato una garza da mordere ed ha iniziato a leccarla
e ad esplorarla col guanto, senza pieta'. Sono andati avanti tutta la
pausa pranzo".
Adesso le orecchie mi ronzano, sono accasciata sulle piastrelle e non ho
piu' la postura invitante di prima. Ho il ventre gelido, la testa calda
e i brividi. Non percepisco piu' tocchi leggeri o immaginari, mi
abbraccio da sola e sento l'acqua della doccia che sgocciola dai capelli
al naso, alla bocca. Sembra salata. Strano.
Stanno ancora parlando, raccontando, ma io ho raggiunto il limite.
Ho deciso, esco dalla doccia. Faccia di pietra.
Fingo di non accorgermi che con la mia apparizione e' sceso un silenzio
austero, da tomba egizia.
Mi vergogno? Mi sento umiliata? Arrabbiata? Il mio non e' amore tradito
ma orgoglio ferito, solo fottuto orgoglio, sanguinario orgoglio, e poi
sono... che cazzo sono oltre che cieca e idiota?
Sono arrossita, si... fortuna che ho la carnagione scura: posso
avvampare come un oleodotto in fiamme e al di fuori nulla appare. Su gli
schermi, allora, su le corazze, `ste quattro stronze... no. Calma.
Neanche questa soddisfazione gli do.
"Oh, Tessssssòro!" e' la voce di Mat "proprio di te si parlava. Ti ho
guardata mentre facevamo step e mi son detta `pero', che bel sedere che
ha!' ma come fai? Ma che segreto hai? Va' che secondo me piu' d'uno ci
ha fatto un pensierino, eh"
Una fesseria qualsiasi ma veloce, tac-bum, precisa e frivola, senno' sei
fregata "Mavala' ragazze, sapete che non mi interessa"
"Beh, e' facile per te, con quel bel maritino non hai certo necessita'
di diversivi, dico bene?" e giu' malizia a pepite.
Un secondo, due.. tre... sono indecisa se sorridere con modestia o
strapparle le ovaie a crudo.
Sorrido con modestia.
"Ragazze, martedi' sera che ne dite di una pizza?" propone Mat a
sorpresa "Quel nuovo locale vicino alla stazione, vi va?"
Sono l'unica a declinare l'invito. Come scusa uso la piu' banale: un
impegno. Poi, sorriso di circostanza e vaffanculo, via, via, aria.
Fuori mi sento meglio e chi se ne frega se i capelli sono ancora umidi,
chi se ne frega se mi prendo qualcosa, se mi tocca stare col moccio al
naso e abbracciata alla borsa dell'acqua calda. Sbircio intorno per
essere sicura che non ci sia nessuno e scuoto la testa come un cane
bagnato. Fatto. Ci sara' almeno un vantaggio ad avere i capelli ricci,
no?
Ed ora a casa. Parto spedita, schiena dritta e passo deciso, in cinque
minuti arrivo. Cinque minuti... ma sono almeno due ore che me ne resto
qui, immobile, in Piazza San Marco, seduta come una bambina su un
leoncino di marmo rosso, uno di quelli col dorso consumato da
generazioni di turisti.
Ogni cosa va a rotoli. Ogni Fottuta Cosa.
Oh, vaffanculo, forse me lo merito. Di sicuro me lo merito.
So che non lo amo, gli voglio bene ma non lo amo. Continuo a ripetermi
che non sono gelosa, che non e' l'atto in se ma lo stile, il rispetto,
l'attenzione.
Non pensare
Non... Pen sa re.
Tanto lo so che stasera ci torno, a casa.
Cosi' come so che domani saro' in palestra. E dopodomani e la settimana
prossima, alla faccia di quelle streghe.
Perche' la palestra e' comoda, e' vicina ed io ne ho bisogno. Tutto qui.
Tutto?
No, forse no, ci sono anche due occhi. Di caramello.
Gia', perche' su questo si sono sbagliate: non sono molto diversa da
loro.
Solo piu' discreta. Romantica e discreta.