Menu Content/Inhalt
Home

Menu principale

Home
Racconti Erotici
Link

Login

Vento d'estate
Valutazione utente: / 2
ScarsoOttimo 
Scritto da Alessia   

Paolo ed io eravamo partiti dall'Italia con un progetto ben preciso. Una
volta attraversata in auto la Francia e raggiunta la Bretagna, avremmo
percorso in bicicletta la strada che da Mont Saint Michel conduce,
costeggiando l'oceano atlantico, a Saint-Malo fino a Brest per poi
proseguire fino a Nantes.
L'intento era ambizioso. Nel mese che aveva preceduto la partenza mi ero mi
ero allenata ancora con molto scrupolo. Inoltre fin dall'inverno scorso ero
solita uscire in bici almeno due volte la settimana pedalando per una
sessantina di chilometri.

Dopo avere trascorso la notte in un albergo di Rennes, dove la sera
precedente eravamo giunti sul calare del sole, il mattino seguente ci
alzammo di buon'ora e, dopo aver consumato una ricca colazione a base di
marmellata e carboidrati, indossammo l'abbigliamento da ciclista. Le bici
perfettamente accessoriate con tanto di borse che ci avrebbero fatto da
valige lungo il viaggio, stavano riposte dentro le rastrelliere nel garage
dell'albergo. Prima di partire sistemammo l'automobile nel parcheggio a
pagamento situato nelle vicinanze della stazione ferroviaria dove, fra
quindici giorni, saremmo giunti in treno da Nantes.
Muniti di buona volontà e spirito di sacrificio, ci avventurammo lungo la
strada che, dopo una settantina di chilometri, ci avrebbe portato a Mont
Saint Michel. Fortunatamente il percorso che collegava le due città era
abbastanza piano. Uniche asperità, alcuni saliscendi che, con il nostro
carico, sembrarono ancor più impegnativi di quanto in realtà non fossero. Il
sole, per nostra fortuna, ci accompagnò lungo tutto il percorso senza che le
nubi lo oscurassero.

Mont-Saint Michel ci apparve in lontananza maestosa. Solamente quando fummo
a poche centinaia di metri dall'isolotto, dinanzi alla strada che lo
congiungeva alla terra ferma, scoprimmo la maestosità di quel luogo sul cui
apice roccioso stava l'abbazia, ben fortificata dal borgo medioevale.
L'ammasso di gente che, a quell'ora del pomeriggio, riempiva lo stretto
viottolo che porta alla cima del borgo, non ci permise di visitare come
avremmo voluto il borgo. Pernottammo in una piccola pensione a pochi
chilometri dall'abbazia. Il mattino seguente, di buon'ora, eravamo già per
strada. Il tempo come spesso succede da quelle parti era cambiato
repentinamente. Ampie nubi si muovevano veloci nel cielo turchino spinte da
un forte vento.

Sì! Il vento. Maledetto vento. Soltanto chi è abituato ad andare in
bicicletta può capire quanto sia faticoso spingere sui pedali, quando il
vento soffia in senso contrario alla direzione di marcia. La sua forza può
raggiunge una tale intensità da rendere inutile la spinta sui pedali.
Ci fermammo in una buvette lungo la strada, nell'attesa che il vento
diminuisse d'intensità. Nel primo pomeriggio, riprendemmo il nostro viaggio
verso Saint-Malo La strada costeggiava lunghi arenili sabbiosi che con il
sopraggiungere della bassa marea sarebbero diventati ancor più estesi. Lo
spettacolo che si apriva ai nostri occhi era sbalorditivo. Il vento, per
quanto diminuito d'intensità, continuava a disturbare la nostra marcia
sollevando granelli di sabbia che andavano ad insinuarsi fra gli occhiali da
sole.

Ci fermammo alcune ore al riparo dal vento fra le dune di sabbia ad
osservare il mare.
Paolo ed io facevamo coppia fissa da poco più di un mese. Ci eravamo
conosciuti sulla strada. Avevo bucato la camera ad aria della ruota della
bicicletta e me ne stavo sul ciglio intenta a sostituirla, quando lui si
fermò. Scese dalla bici e venne in mio soccorso aiutandomi a riparare il
guasto. Dopo quel fortuito incontro iniziammo a frequentarci sempre più
assiduamente. Paolo di mestiere fa l'elettricista in una grossa azienda
alimentare della città. Io, invece, l'infermiera in ospedale. Succedeva
spesso che i nostri turni di lavoro non combaciassero, così ci vedevamo
abbastanza poco, salvo sentirci al telefono.
 
Abituata com'ero, sul lavoro, ad essere circondata da uomini presuntuosi ed
ignoranti, come di solito lo sono i medici, avevo trovato in Paolo una
persona completamente diversa, molto modesta ma di elevata cultura ed
ingegno. Questa vacanza era la prima che trascorrevamo insieme.
Il vento che con forza soffiava dal mare, era impregnato dell'intenso odore
di salsedine. Avvolti, l'uno all'altro, fra le dune di sabbia, ci scambiammo
alcune coccole e un poco di calore. Verso sera arrivammo a Saint-Malo, nel
momento in cui la bassa marea raggiungeva il livello minimo. Fu uno
spettacolo indimenticabile vedere quelle piccole imbarcazioni appoggiate sui
fondali e intraversate.
Il giorno dopo, abbandonato il panorama degli arenili sabbiosi, ci
avventurammo su delle strade tortuose, ma molto suggestive, protese sul
mare.

La giornata, fin dalla prima mattina, era uggiosa. Una leggera pioggerellina
iniziò a cadere pochi chilometri dopo che avevamo lasciato l'albergo.
Eravamo attrezzati per far fronte a quell'eventualità, così continuammo a
pedalare riparati dai nostri impermeabili.
Uno stretto sentiero ci portò a Cap Frèhel. Quel che i nostri occhi videro
aveva dell'incredibile. Sugli speroni di roccia alti anche cento metri,
protesi sul mare e corrosi dai violenti assalti delle onde dell'oceano,
stavano riuniti migliaia di uccelli marini che presumibilmente in quel posto
nidificavano. Tutta l'area era di una selvaggia bellezza. Ero eccitata da
quelle meravigliose scoperte, mai avrei immaginato di veder un simile
spettacolo della natura.

Nel cielo, il sole, di tanto in tanto, riusciva a trovare un varco fra lo
scorrere veloce delle nubi riscaldandoci. Lasciammo le biciclette in
prossimità del faro che si ergeva maestoso all'estremità del promontorio.
Poi, dopo esserci caricati sulle spalle lo zainetto e lo stuoino, scendemmo
lungo uno dei tanti sentieri che s'intrecciano in quel perimetro.
Il paesaggio aspro e selvaggio sembrava un immenso giardino roccioso. Un'
immensa distesa di piante d'erica, dai fiori porporini, ricoprivano le coste
che acquistavano maggior bellezza ogni qual volta erano illuminate dai raggi
del sole.
Un vento gelido proveniente dal mare s'infrangeva sulla roccia
frastagliata. Ci accovacciamo sopra gli stuoini su di un terrazzo di roccia
a strapiombo sul mare. Il panorama era stupendo, faceva specie sentire il
canto di quelle migliaia di uccelli intrecciarsi con il rumore del vento e
le onde del mare. Tolsi dallo zainetto il binocolo per fare un poco di bird
watching. Intorno a noi non si osservava la benché minima presenza umana. Il
vento nel frattempo si era fatto ancora più intenso, avvolgendoci
completamente Ero eccitatissima. Da tempo immemorabile sognavo di poter fare
all'amore in un'atmosfera simile a quella.
- Ho voglia di fare all'amore adesso - sussurrai a Paolo in un orecchio.
- Ma.. tu sei pazza! Ehi! Non senti l'aria gelida e il vento che tira! -
- Ma dai non fare lo sciocchino a me il vento fa uno strano effetto .mi
eccita tantissimo -
In un attimo mi sfilai di dosso le brachette ritrovandomi con la parte
inferiore del mio corpo nuda, dal momento che durante le escursioni in bici
non indosso mai le mutandine, come abitualmente fanno tutti coloro che vanno
in bicicletta. Ero rimasta con indosso un maglione e un giubbetto antivento.
Alzai le ginocchia e, una volta appoggiato la pianta di piedi per terra,
divaricai le gambe, lasciando che il vento penetrasse nelle mie fessure.
Sentivo il flusso dell'aria esplorare ed accarezzarmi i posti più nascosti.
Tremavo. L'eccitazione era così intensa che non feci caso alle possibili
conseguenze di quel sintomo. Con le mani abbassai i pantaloncini di Paolo e
gli liberai l'uccello. Era raggrinzito, probabilmente a causa del freddo e
del vento, pensai. Così iniziai a menarglielo. Ci volle qualche secondo,
prima che raggiungesse una certa consistenza, dopodiché sempre rimanendo
coricata al suo fianco, iniziai con l'altra mano a sfiorarmi la clitoride.
Sdraiati sulla terrazza, col mare sottostante, stavamo col viso rivolto all'
insù, verso il cielo, ad osservare le nubi che a gran velocità scorrevano
sulle nostre teste. La sensazione che provavo nel masturbarmi non era solo
piacevole ma ubriacante.
Le continue folate di vento accrescevano il mio nervosismo e la voglia d'
inserire il suo uccello, che tenevo ben saldo fra le dita, nella mia
passerina. Il desiderio diventò così impetuoso che ad un certo punto mi
rovesciai su di lui divaricando le gambe sul suo bacino.
In un attimo infilai l'uccello dentro la passerina ed iniziai a muovermi
contorcendo il bacino.

Tenevo Paolo inchiodato a terra con le unghie affondate sui suoi capezzoli,
mentre mi dimenavo ruotando le natiche. Sfortunatamente avevo il viso girato
verso terra, così non potevo annusare intensamente il sapore di salsedine e
godere del flusso d'aria che fino a poco prima riempiva il mio viso. In
compenso sentivo molto bene il vento che s'incanalava lungo il mio fondo
schiena rinfrescando la passerina.
Alcune gocce di pioggia furono il presagio dell'imminente temporale che ci
sorprese mentre ancora facevamo l'amore. Non ci lasciammo condizionare da
quell'imprevisto. Sotto la pioggia intensa iniziai a spingere con forza le
mani sul suo addome, accompagnando i miei movimenti. Lui passivo lasciava
che fossi io a condurre l'azione.
In quella posizione, il suo uccello sfiorava continuamente il fondo della
mia passerina e ogni volta, i muscoli delle pareti si contraevano per meglio
gustare la durezza del suo membro. Iniziai ad ansimare intensamente. Sentivo
le vene della testa pulsare in maniera disordinata. Una profonda sensazione
di calore mi salì dal basso fino verso la testa impadronendosi di me.
Iniziai ad urlare in preda ad un violento orgasmo. Il suono fu coperto dal
fragore delle onde del mare che si frantumavano sugli scogli. Mi accovacciai
su di lui. Fu allora che si rigirò e mi mise carponi sullo stuoino.
Infilò l'uccello nella mia passerina e iniziò a pomparmi bramosamente. Con
le mani appoggiate sulle mie natiche mi teneva avvinghiata a lui spingendo l
'uccello a ritmo indiavolato. Ad un certo punto si fermò per qualche istante
poi, subito dopo, sentii le sue dita sfiorarmi l'orifizio anale. Esitai
qualche istante prima di oppormi. Poi, quando lui mi puntò l'uccello contro
lo sfintere, mi ribellai.
- Ti prego, non lo fare! Non voglio!- Gli dissi con dolcezza ma con molta
decisione. Lui non si diede per vinto e dopo avermi inumidito il buco con la
saliva cercò nuovamente di penetrarmi con il suo arnese.
Se devo essere sincera non ricordo perfettamente quel che poi accadde. Quel
che so è che a quella sua insistenza mi ribellai girandomi su me stessa ed
allontanandolo con una spinta.
Lui, perse l'equilibrio e andò a cadere nel precipizio sottostante rotolando
sulle punte di rocciose protese sul mare.
Da più di quindici giorni sono ricoverata nella clinica pneumologica dell'
ospedale di Saint-Brieuc. Il focolaio broncopolmonare, causato dall'insana
voglia di voler a tutti i costi fare all'amore nel vento e nelle intemperie,
non è completamente riassorbito. Paolo, per fortuna, si rotto soltanto il
femore, un gomito e un polso. Attualmente si trova ricoverato nel reparto di
ortopedia di questo stesso ospedale.
Davanti a me ho lo spettro di una lunga convalescenza, ma come disse una
vecchia saggia " Meglio avere qualcosa davanti, piuttosto che...dietro"

Commenti
NuovoCerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!
 
< Prec.   Pros. >