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Que reste t-il de nos amours ?
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Scritto da Marco   

Giancarlo, appena si svegliò, quella mattina, andò in bagno. La sua bocca
era impastata del sapore acre e pungente dei residui dell'alcool che la sera
precedente, aveva ingerito, alla festa d'addio del suo celibato. Bastarono
alcuni risciacqui col collutorio per togliere di bocca quegli sgradevoli
sapori. Poi entrò nel box della doccia e lasciò che l'acqua avvolgesse il
suo corpo.
La cerimonia di nozze avrebbe avuto luogo nel tardo pomeriggio. Mancavano
molte ore prima di quell'appuntamento che, in qualche modo, avrebbe segnato
la perdita della sua libertà.
L'acqua scorreva tiepida sulla superficie della sua pelle purificandola.
Aveva trascorso la serata al ristorante, in compagnia con gli amici. Poi, al
ritorno, si era fermato a casa della donna con cui da anni, in gran segreto,
teneva una relazione amorosa. Con lei aveva trascorso il resto della serata
festeggiando l'addio al celibato.
L'acqua della doccia aveva il pregio di togliergli di dosso la spossatezza
che di solito lo coglieva al risveglio. Ancora una volta, come ormai gli
succedeva negli ultimi giorni il suo pensiero andò a Letizia, che fra poche
ore sarebbe diventata sua sposa.
Erano trascorsi parecchi anni da quando, ancora studenti, si erano
conosciuti. Avevano frequentato lo stesso corso di laurea in medicina. Lui,
era figlio di una coppia di operai che per mantenerlo agli studi si erano
sottoposti ad ogni genere di sacrifici e privazioni. Letizia, invece,
proveniva da una delle famiglie più facoltose ed aristocratiche della città.
La diversa estrazione sociale e non solo quella, aveva creato fra loro una
barriera insormontabile. Pur incontrandosi spesso per ragioni di studio, non
avevano mai avuto occasione di frequentarsi.
A quei tempi, Letizia, era di una bellezza straordinaria, fuori del comune.
I capelli, di colore castano chiaro, le arrivavano sulle spalle. Lei, fin da
allora si era abituata a raccoglierli a coda di cavallo, cosa che ne metteva
in maggior risalto i lineamenti del viso, dolci ed aggraziati. Le gote,
leggermente incavate, facevano da parentesi alle labbra carnose e al naso
all'insù. All'apparenza magra e asciutta, sapeva mettere in bell'evidenza l'
abbondanza delle sue forme, quando gli capitava d'indossare abiti aderenti.
Seppure molti ragazzi, durante quegli anni, l'avessero corteggiata, nessuno
poteva vantarsi d'avere avuto una storia con lei.
Letizia, acquisita la laurea in medicina, aveva proseguito negli studi
specializzandosi in Medicina Interna. Lui, invece, si era trasferito a
Modena e lì si era specializzato in Medicina del lavoro.
Pur conducendo vite parallele, non si erano più incontrati. Impegnati,
entrambi, nello sviluppo della propria carriera.
Un giorno, quasi per caso, le loro strade s'incrociarono nuovamente. Accadde
una sera d'inverno. Lui, era giunto al cinema in leggero anticipo e, nell'
attesa dell'inizio della proiezione, se ne stava nel foyer.
Il film che da lì a poco avrebbero proiettato era "Baci Rubati". Un film del
sessantotto girato da Truffaut. Alcune locandine e manifesti facevano bella
mostra sulle bacheche. Lui, si era soffermato dinanzi ad una di queste e
attentamente stava ad osservare le figure, quando sentì una mano appoggiarsi
sulla sua spalla. Si girò e con sorpresa incrociò lo sguardo di Letizia.
- Ciao! Che piacere rivederti a distanza di tanto tempo - Disse la donna
aprendosi in un sorriso lucente.
- Beh! La sorpresa è tutta mia, di certo non immaginavo d'incontrarti alla
proiezione di un film di Truffaut-
- Beh! Allora sincerità per sincerità anch'io sono sorpresa di ritrovarti
qui. Ho sempre pensato che impegnassi il tuo tempo libero dedicandoti alla
politica. Invece ti ritrovo qui, da solo, in una gelida serata d'inverno a
vedere un film girato nel sessantotto.. Ah! Già, forse è per questo che sei
qui-
- Ti sbagli, non è una questione di cultura sessantottina. Sono qui
semplicemente perché adoro Truffaut ed in particolare la serie di film che
hanno come protagonista Antoine Doinel. Forse dipenderà dal fatto che come
molti della mia generazione, riconosco in quel personaggio molti dei miei
pregi e soprattutto dei miei difetti. Antoine è come tutti noi. Un uomo alla
ricerca di un'identità, in un mondo che invece è popolato solo di apparenze.
- Anch'io apprezzo i film di Truffaut- replicò Letizia
- Magari in maniera diversa dalla tua. Infatti, sono più legata alle storie
d'amore de: "La signora della porta accanto" o di "Adele H"..-
La conversazione proseguì per alcuni minuti su questi temi. Poi, alle otto
precise, la proiezione iniziò e la gente che occupava il foyer prese posto
nella sala. Si accomodarono anche loro, prendendo posto l'uno di fianco all'
altro in una delle ultime file.
Durante la proiezione si scambiarono un'infinità di commenti, come mai in
passato gli era successo di parlare. Entrambi non erano giovanissimi,
avevano circa quarant'anni e alle loro spalle un intenso vissuto. Quella
sera, per una serie di fortuite circostanze, fra loro s'instaurò una
particolare intimità. Una simpatia che, nell'arco di poche settimana, sfociò
in un profondo affetto.
Uscirono dal cinema canticchiando, insieme, le note di "Que reste t-il de
nos amours ?". Una vecchia canzone di Charles Trenet, le cui musiche,
Truffaut, aveva inserito come motivo conduttore del film.
Il giorno dopo, girò nei negozi di dischi della città, con la speranza di
rintracciare una copia del disco su cui stava incisa quella canzone, ma
inutilmente. L'insistenza con cui si era cacciato in quella ricerca fu
premiata dalla tenacia di un negoziante, suo amico, che dopo averne fatto
richiesta direttamente alla Paté, la casa musicale che produceva i dischi di
quel cantante, era riuscito a fargli arrivare una copia del disco. Quello fu
il primo regalo che le fece, forse il più importante.
Letizia, durante quegli anni, era profondamente cambiata, non era più la
ragazza borghese e vanitosa che Giancarlo aveva conosciuto da studente. La
vita in ospedale e il contatto con i problemi della povera gente l'avevano
profondamente cambiata e le avevano trasmesso una cultura progressista.
I colleghi di lavoro non mancarono di malignare sulla loro unione.
Meravigliandosi che Letizia dopo anni vissuti nell'anonimato, all'apparenza
priva di un qualsiasi affetto, si mostrasse pubblicamente con un fidanzato.
In tanti avevano malignato sulla sua identità sessuale, insinuando che fosse
lesbica. Risultava, infatti, inspiegabile che una donna bella come lei
vivesse senza un uomo accanto.
Mentre l'acqua della doccia scorreva sul suo corpo, disperdendosi in mille
rivoli, a Giancarlo tornò in mente la prima volta in cui fece l'amore con
Letizia. Accadde alcune settimane dopo il loro primo fortuito incontro.
Dopo quella sera presero a frequentarsi assiduamente, specie nei fine
settimana. Fu così che, giorno dopo giorno, scoprirono le tante affinità d'
idee e di gusti che avevano in comune. La congenialità dei loro caratteri
sfociò in una profonda attrazione. Così, una sera, con la scusa d'invitarla
nel proprio appartamento ad ascoltare il disco di Charles Trenet, che lo
stesso pomeriggio aveva ritirato dal negozio di dischi, fece all'amore con
lei, per la prima volta.
Prima d'incontrare Letizia, aveva avuto una vita sentimentale burrascosa,
costellata di tanti amori e di altrettanti fallimenti. Aveva convissuto con
parecchie donne, senza però mai riuscire ad instaurare con nessuna un
rapporto duraturo. La colpa era del suo carattere schivo, che molte donne
scambiavano per presunzione. Nella vita privata, come in quella
professionale si era sempre dimostrato molto altruista e della solidarietà
aveva fatto uno dei suoi principi di vita.
La scelta di specializzarsi in Medicina del lavoro, era sotto l'aspetto
economico meno gratificante, rispetto a quei medici che avevano invece
intrapreso la strada del facile guadagno. Queste sue caratteristiche lo
rendevano un tipo speciale e Letizia lo aveva ben capito.
Si erano accomodati entrambi sul divano. "Que reste t-il de nos amours ?" Le
dolci note di quella canzone inondavano la stanza. Forse, per qualche attimo
volle indossare gli abiti di Antoine Doinel e, come il protagonista di "Baci
rubati" avvicinò timidamente le labbra a quelle di Letizia, che stava seduta
al suo fianco col gomito appoggiato sullo schienale del divano. L'incontro
delle loro bocche fu suadente. Rimasero distanti l'uno dall'altro senza
sfiorarsi, lasciando alla permeabilità delle labbra d'assaporare il frutto
maturo dei loro desideri. Continuarono a baciarsi per molto tempo come due
ragazzini, ben consci che quello che stava accadendo, non era che l'inizio
di un rapporto importante. Per questo non avevano intenzione di bruciare in
pochi istanti ciò che in cuor loro aspettavano da una vita.
Le labbra si sfioravano discretamente, solleticando il loro desiderio. Poi,
lui iniziò con deboli morsi a premerle i bordi delle labbra, con insistenza,
fino a quando anche lei, sollecitata da suoi modi, prese ad imitarlo. L'
intensità di quei morsi aumentò parallelamente al desiderio di entrambi di
inserire le loro lingue nella bocca dell'altro.
Gli piaceva sentirsi frugare l'interno della bocca dalla lingua di una donna
e, come se lei lo avesse intuito, gli affondò la punta nel palato
rovistandolo in ogni punto. Letizia, lo sapeva fare con tanta grazia e tale
passione che in poco tempo si trovò con l'uccello sbrodolato e fradicio.
Eccitato, cercò d'imitarla. Incurvò la lingua il più possibile "a cerchio" e
iniziò a farla scorrere fra le labbra, mentre lei lo coadiuvava
risucchiandogliela. Continuarono a giocare con le loro lingue come due
ragazzini fino a quando, eccitatissimo, gli venne la tentazione di morderla
sul viso e in ogni parte del corpo. Avrebbe voluto trascinarla sul tappeto,
stracciarle di dosso uno ad uno gli indumenti e sopraffarla, brutalmente.
Da come procedevano nell'esplorazione della loro bocca, sembrava che si
conoscessero da un'infinità di tempo. Erano in perfetta simbiosi e sapevano
come donarsi un piacere reciproco.
Dopo tanti preliminari, le mani di entrambi andarono a posarsi sui loro
corpi. Si accarezzarono sul petto, quasi a volere tangibilmente palpare le
origini dei loro turbamenti. Fu lei la prima a prendere l'iniziativa.
Abbassò le mani sulla sua camicia e iniziò a sbottonarla. Poi gli afferrò
cinghia dei pantaloni e, una volta abbassata la cerniera, v'infilò la mano.
Lo stupì non poco la spregiudicatezza e la disinvoltura con cui si
proponeva. Fino allora aveva sempre pensato che la maggior dote di Letizia,
insieme alla bellezza, fosse l'intelligenza. Rimase sorpreso nel constatare
una simile carica sessuale e ancora di più nel verificare che,
contrariamente a quanto poteva sembrare, non era per niente fredda e
sprovveduta, anzi al contrario si dimostrava un'abile ed esperta amante.
Letizia gli afferrò l'uccello e iniziò a sfiorarglielo delicatamente, quasi
a rivendicarne il possesso. Lui, la lasciò fare, poi mentre imperterrita
continuava a toccargli l'uccello, le sbottonò la camicetta.
Indossava un body di colore nero, di un tessuto leggero e trasparente, che
lasciava intravedere le forme minute dei seni. Trascorsero alcuni istanti
dopodiché interruppe il movimento della mano sull'uccello. Si alzò in piedi
e si liberò della camicetta e in breve successione della gonna. Poi si
accovacciò davanti al divano, ai suoi piedi, e gli sfilò pantaloni e
canottiera. A quel punto anche lui s'inginocchiò sul tappeto e attirò
Letizia a se.
- Io ti amo - le disse guardandola negli occhi, lasciando che dietro quella
frase vi fosse un lungo silenzio.
- Anch'io - le rispose lei, senza abbassare lo sguardo.
Non furono necessarie altre parole. Si erano detti tutto. Continuarono a
spogliarsi, togliendosi i pochi indumenti che ancora tenevano indosso. Si
ritrovarono nudi, inginocchiati l'uno di fronte all'altro. Seppure non
giovanissima, era ancora una donna molto bella ed affascinante. In tutti
quegli anni, aveva prestato particolare attenzione alla cura del corpo.
Sulle gambe, come sui glutei non vi era alcuna traccia di smagliature. La
sua pelle non era raggrinzita, al contrario era liscia e morbida come quella
di una ragazzina. Anche quella sera, come suo solito, portava i capelli
raccolti dietro il capo a coda di cavallo, che le davano un aspetto
giovanile e spigliato. Lui, le pose le mani sui seni. Lei lo imitò
affondando le unghie delle dita sulle sporgenze carnose dei suoi capezzoli.
Continuarono a sfiorarsi, avidi di desiderio ed estasiati dai loro
toccamenti. Perfettamente consci che quegli interminabili istanti sarebbero
inevitabilmente sfociati nella completa fusione dei loro corpi.
Ansimavano entrambi eccitatissimi. Letizia, stimolata da tutte quelle
carezze pareva odorare ancor più di buono.
Stavano inginocchiati sul tappeto, l'uno di fronte all'altro, scrutandosi ed
accrescendo il reciproco desiderio. Il suo membro era diritto, pungente e la
strofinava sull'addome. Con l'estremità delle dita aveva sentito
inturgidirsi i capezzoli di lei. Così, eccitatissimo, prese a strusciare le
guance su quelle di lei, ritmicamente. La colmava di baci e piccoli morsi in
ogni parte del collo costringendola, sotto l'intensità di quelle vibrazioni,
ad accartocciarsi per brevi istanti su se stessa. Poi le infilò la punta
della lingua nella bocca ed accompagnò quella penetrazione afferrandole le
natiche con le mani ed attirandola a se.
La mano di lui scese ad esplorarle la vagina. Quando giunse a sfiorarle i
peli del pube constatò che era bagna fradicia. Un intenso spargimento
d'umore fuoriusciva dalla sua cavità e colava lungo le cosce.
Ancora più eccitato da quella scoperta, prese a strofinarle le grandi labbra
fino verso la clitoride. Mentre avidamente continuavano a baciarsi, lei, lo
assecondò prendendogli in mano, da prima, l'uccello e successivamente lo
scroto. Si capiva che le piaceva tenere fra le dita quello strano gonfiore.
Al suo contatto aveva iniziato ad ansimare con maggior profusione,
riempiendo il collo di Giancarlo di un'infinità di succhiotti.
Giunti al massimo dell'eccitazione iniziarono a masturbare il sesso dell'
altro, lentamente, senza fretta. Non seppero resistere per molto a quel
ritmo, perché dopo pochi istanti, Giancarlo, la fece scivolare sul tappeto e
la penetrò, così come aveva desiderato farlo dal primo istante in cui
Letizia aveva messo piede nell'appartamento.
L'uccello, che nell'attesa aveva iniziato a dolergli, scorreva nella stretta
cavità della vagina a fatica, tanto erano insistenti gli spasmi di piacere
che ne contraevano le pareti. Con violenza, Letizia, gli affondò le unghie
nell'incavo delle clavicole, dopodiché avvicinò le labbra al suo collo e gli
diede un profondo morso che ebbe il risultato di scuoterlo in tutto il
corpo.
L'orgasmo li sorprese mentre entrambi avrebbero voluto continuare i loro
giochi amorosi. Venne prima lui, poi eccitata dalle contrazioni dell'uomo lo
seguì a ruota, lasciando che gli sborrasse all'interno della vagina.
La loro storia d'amore iniziò quella sera, su quel tappeto. Ora, a distanza
di circa due anni da quell'incontro, avrebbero finalmente coronato il loro
sogno d'amore sull'altare. Una decisione che avevano preso di comune
accordo. Dopo che lei, vincendo una certa ritrosia, aveva ceduto alle sue
insistenze.
Giancarlo uscì dalla doccia e, dopo avere indossato boxer e canottiera, si
trasferì in cucina. Prese dal frigorifero la caraffa di caffè d'orzo, ne
versò a sufficienza dentro ad una tazza, dopodiché la inserì dentro il forno
microonde per scaldarlo. Per quanto durante il loro periodo di fidanzamento
gli fosse capitato di ospitare Letizia in casa sua per lunghi periodi di
tempo, sapeva molto bene, per esperienza, che la convivenza sotto lo stesso
tetto è il punto più debole del rapporto di coppia.
In fin dei conti poteva definirsi un uomo fortunato: Letizia solo all'
apparenza era strana, chiunque conoscendola meglio ne avrebbe apprezzato le
virtù. Una dote la contraddistingueva da tutte le altre donne che aveva
posseduto: non lo aveva mai annoiato e infastidito raccontandogli dei suoi
ex. Quasi che prima di lui non fosse esistito nessun altro uomo.
La loro relazione, fin dall'inizio, si era basata su una profonda stima
reciproca. La loro intesa sessuale era perfetta. Erano riusciti ad
instaurare un legame solido, privi come erano entrambi d'inibizioni. In
verità una cosa faceva eccezione: Letizia non aveva mai lasciato che lui la
penetrasse da dietro. Questo non lo aveva disturbato più di tanto, anche se
in varie occasioni le aveva ripetuto quella richiesta. Lei, in maniera
garbata, gli aveva elargito altrettanti rifiuti. In compenso sapeva fare
molto bene una cosa che molte donne spesso si rifiutano di fare: leccargli
meticolosamente il buco del culo!
Dopo la cena di nozze avevano programmato di trascorrere la notte nella
villa dei genitori di Letizia, nell'attesa, il giorno dopo, di trasferirsi
in automobile a Pont-Aven, cittadina della Bretagna dove solitamente amavano
trascorrere le vacanze.
Giancarlo, dopo il mal di testa che lo aveva colpito al risveglio, si era
completamente ripreso ed ora se ne stava tranquillamente seduto sul divano a
guardare la tivù. Il telefono, squillando, lo riportò alla realtà.
- Pronto! -
- Ciao! Come stai? Hai trascorso una buona nottata? -
- Ma dai Letizia, non essere sciocca. Sai benissimo come vanno a finire
queste cene fra amici..Si beve..Si beve. fino a quando qualcuno cade in
terra ubriaco e allora tutti si accorgano che si è superato il limite. A
proposito, tu stai bene? -
- Si! Sto aspettando che arrivino le mie amiche, mi aiuteranno a vestirmi.
Intanto però ho qui vicino a me mio fratello. E' giunto stamani in aereo da
Boston... a proposito ti manda i suoi saluti -
- Ricambiali! A cena dopo la cerimonia avremo tutto il tempo per parlare -
- Ciao! Allora ci vediamo in chiesa. Mi raccomando se c'è qualche problema
telefonami subito -
- Si! Ciao! -
Ripose la cornetta e tornò a guardare la tivù. In verità, lui, non aveva
tribolato eccessivamente nell'organizzare il matrimonio. Se n'era occupata
in gran parte Letizia che a sua volta aveva demandato ad un'agenzia l'intera
organizzazione. Lui, contrariamente a Letizia avrebbe avuto che pochi
invitati presenti alla cerimonia, dal momento che i suoi genitori erano
deceduti e non aveva altri parenti. Gli restava una sorella: Cinzia, di
qualche anno poco più giovane di lui, che in quell'occasione gli avrebbe
fatto da testimone. La madre e il padre di Letizia, invece, erano ancora
vivi e godevano ottima salute. Il fratello, medico pure lui, era tornato
dagli Stati Uniti, dopo alcuni anni d'assenza dall'Italia, e avrebbe fatto
da testimone alla sorella.
La cerimonia iniziò con alcuni minuti di ritardo rispetto l'ora prevista.
Letizia, che per tutta la giornata era stata spigliata e brillante, al
momento di uscire di casa si era commossa lasciandosi andare ad una crisi di
pianto. Fu necessario riordinarle il trucco del viso, così giunse in chiesa
con qualche minuto di ritardo.
La cerimonia di nozze ebbe luogo nella chiesetta di Barbiano, situata sulle
prime colline della città. Letizia si presentò sul portone della chiesa
accompagnata dal padre. Indossava un magnifico abito bianco, con uno
strascico di alcuni metri tenuto sollevato da due damigelle.
Alla celebrazione liturgica, condotta nella più rigorosa semplicità, faceva
da contrasto la raffinatezza e l'eleganza degli invitati, poco più di un
centinaio.
Dopo che i loro rispettivi fratelli presero posto accanto a loro, per
svolgere la funzione di testimoni, iniziò la cerimonia.
Si scambiarono gli anelli e con loro la promessa di fedeltà e di rispetto
per il resto della vita.
La cena ebbe luogo all'aperto, sul prato della villa dei genitori di
Letizia. L'agenzia, cui avevano demandato l'organizzazione, aveva badato a
disporre i tavoli per la cena sotto dei gazebo illuminati da un'infinità di
candele e dal chiarore delle stelle.
La serata trascorse piacevolmente. A mezzanotte non restava che il taglio
della torta, dopodiché gli invitati sarebbero andati via. Gli ultimi saluti,
gli auguri ed infine sarebbero rimasti soli.
Alle due in punto gli ultimi ospiti lasciarono la villa. Rimasero soltanto
alcuni parenti che, quella notte, si sarebbero fermati a dormire nella
villa.
Si salutarono con una serie interminabile di baci, abbracci e
raccomandazioni. L'indomani mattina, infatti, Giancarlo e Letizia si
sarebbero alzati molto presto e non avrebbero avuto il tempo di salutarli.
Una volta in camera da letto i giovani sposi s'infilarono esausti sotto le
lenzuola.
- Buonanotte!- Gli aveva sussurrato, Letizia, all'orecchio dopo averlo
baciato sulla guancia e spento la luce.
- La nostra luna di miele inizia domani. Questa notte riposiamoci. -
Si addormentarono subito dopo, abbracciati l'uno all'altro.
Verso le tre di notte, il vento fece sbattere contro il muro una delle
imposte della camera da letto. Giancarlo si svegliò e girandosi verso l'
altra metà del letto, illuminata dal chiarore lunare, notò che stranamente
non era occupata da Letizia. Mise i piedi in terra, infilò le ciabatte e
andò a fissare l'imposta che ancora sbatteva. Terminata l'operazione andò
verso il bagno. Schiacciò l'interruttore che stava fuori della porta ed
entrò. Era vuoto, Letizia non stava lì. Preoccupato per la sua assenza usci
dalla camera e, con indosso i soli pantaloni del pigiama e le ciabatte,
scese lungo le scale per raggiungere il piano terra della villa. Esplorò la
sala da pranzo e, in breve successione, i salotti, l'ampio salone delle
feste e la cucina. I suoi occhi si erano abituati alla semioscurità, così
iniziò a muoversi con maggior disinvoltura. Arrivò fino al portone d'
ingresso che dava sul giardino e, una volta fuori, sussurrò il nome della
sua donna senza ricevere alcuna risposta.
Tornò all'interno della villa e risalì la scalinata che portava alle stanze
da letto. Non andò in direzione della sua camera, girò a destra verso le
stanze degli ospiti.
Arrivò fino al termine del corridoio, muovendosi con circospezione a causa
della semioscurità, senza notare nulla di strano. Poi, quasi impercettibile,
sentì un rumore molto simile ad un lamento provenire da una delle stanze. Si
avvicinò e appoggiò l'orecchio sull'uscio. La lieve pressione del capo
contro il legno della porta, solo socchiusa, la spinse leggermente in avanti
aprendo un varco di pochi centimetri, sufficiente per vedere all'interno.
Si fermò per un attimo e, incuriosito dal persistere di quel lamento, infilò
lo sguardo dentro la stanza. La luce di un'abat-jour illuminava soffusamente
la stanza da letto. Un uomo stava disteso sul letto; nudo. La donna
accovacciata al suo fianco, teneva stretto fra le mani il suo uccello e lo
faceva scorrere dentro la bocca. Sorpreso da quella scena ritirò il capo,
senza rendersi conto di chi fossero i corpi dei due amanti. Un dubbio lo
colse, allora infilò nuovamente lo sguardo nel varco della porta e, con
sorpresa, vide che quella donna era Letizia e l'uomo, il fratello Marco.
I due stavano nudi sul letto. Lei, contrariamente alle sue abitudini aveva i
capelli completamente sciolti che appoggiavano sull'addome dell'uomo. Lui,
se ne stava supino disteso sul letto con le mani intrecciate dietro il capo
e gli occhi completamente chiusi. Si vedeva che stava godendo. Di tanto in
tanto ruotava il capo o lo piegava in avanti per mordersi le labbra.
Aspirava intensamente l'aria, ansimando ed emettendo sommesse frasi
indirizzate alla sorella.
Giancarlo, sorpreso dalla scena, non riusciva a capacitarsi di ciò che stava
accadendo sotto i suoi occhi. Restò lì, attonito, a guardare, privo della
benché minima reazione.
Dal modo con cui i due conducevano il rapporto intuì che quell'evento non
era casuale, ma frutto di una lunga ed intensa conoscenza che sicuramente si
protraeva da lungo tempo.
Letizia, continuava imperterrita nella sua azione, con circospezione, senza
affanno, quasi a voler prolungare all'infinito quegli attimi di piacere.
Inginocchiata al suo fianco gli lambiva con la lingua la cappella, resa
lucente dalla saliva. Poi, tenendo l'uccello fra le dita, lo guidò in gola,
sempre più in profondità.
Accompagnava i movimenti della mano con quelli del capo in perfetta armonia
e padronanza della situazione.
Giancarlo, in quegli attimi, pensò che ogni gesto e ogni cosa che Letizia
stava facendo col fratello li aveva già vissuti insieme con lei, uguali e
identici. Questa volta però un altro uomo giaceva accanto alla sua donna.
Letizia esercitava una tal passione in quei movimenti amorosi che Giancarlo
nell'osservarla si ritrovò eccitato, non gli importava di Marco, osservava
solamente i gesti della sua donna.
Il corpo di Letizia, perfettamente abbronzato, scintillava di luce riflessa
dai granuli di sudore e contrastava con la pelle dell'uomo di colore
biancastro. La sua bocca scorreva senza tregua sull'asta. Letizia aveva
iniziato ad esercitare una lieve pressione con le labbra sull'uccello in
modo da produrre maggior godimento al suo partner. Se solo pochi minuti
prima la sua azione era improntata alla seduzione e all'accrescimento del
desiderio ora era diventata affannata. Aumentò la velocità della sua azione
fino a quando lui la scostò e la mise carponi sul letto.
L'uccello dell'uomo pareva duro come il legno di una quercia. Marco, fece
scivolare alcune dita sulla bocca e vi depositò un'abbondante quantità di
saliva, dopodiché avvicinò la mano allo sfintere di Letizia e vi collocò l'
unguento. Si aiutò con un dito che con forza inserì all'interno dell'
orifizio facendolo ruotare in modo d'allargare la parete e distribuirne
meglio l'unguento. Lei, al momento della penetrazione gemette, poi lasciò
che lui le dilatasse il buchetto.
Marco prese fra le dita l'uccello, abbassò gli occhi e lasciò che dalla sua
bocca fuoriuscisse un filo di saliva che andò a depositarsi sulla superficie
della cappella. Con una mano afferrò un fianco di Letizia, mentre con l'
altra strinse l'uccello che puntò verso lo sfintere. La manovra fu
facilitata dalla disponibilità della donna, che spingendo aria dal suo buco
verso l'esterno facilitò l'imbocco, che nonostante quella manovra non mancò
di farla sobbalzare di dolore.
Una volta dentro, Marco afferrò con la mano anche l'altro fianco e iniziò a
pomparla selvaggiamente senza alcun ritegno. Letizia si dimenava ed
oscillava sul letto scrollando il bacino. I capelli sciolti e madidi di
sudore le davano un aspetto selvaggio.
- Si! Si!..Fammi godere.. -
Disse queste parole ansimando. Marco nel frattempo, imperterrito, continuava
ad affondare il suo uccello nella cavità a ritmo incessante, quasi a voler
terminare al più presto la sua opera. Ad un certo punto tirò fuori
completamente la cappella dallo sfintere e la penetrò nuovamente, ripetendo
quella manovra infinite volte fino a quando lei urlò..
- Basta! Ti prego.Basta!.. Mi fai morire.-
Giancarlo rimase stupito da quelle frasi. Finalmente aveva capito perché
Letizia si era sempre rifiutata di farsi inculare da lui. Probabilmente era
l'unico modo che aveva per rimanere fedele al sentimento d'amore che la
legava a Marco.
La cappella dell'uomo, nel frattempo, si era gonfiata a dismisura ed aveva
assunto un colore rosso violaceo. Dall'orifizio della donna uscì un
minuscolo rivolo di sangue, testimonianza dell'accanimento con cui si era
ostinato su di lei.
- Si! Si! Fammi male. Puniscimi. Non merito che d'essere castigata. Fallo un
'altra volta, come quando eravamo ragazzi. Si! Dai fallo!..fallo! Ancora! -
Marco, pur rallentando il ritmo, riprese a penetrarla.
- Si! fallo! Ti supplico ancora. Puniscimi! Non merito che questo
puniscimi!! Puniscimi! Punisci la tua sorellina cattiva..-
A quelle parole Marco, fradicio di sudore, tirò fuori l'uccello dal sedere
della donna e, dopo un attimo d'esitazione, lo infilò più in basso dentro la
passerina.
- Sì! E' quello il suo posto. E' lì che lo voglio. Fammi godere.. Ti prego,
ancora una volta! Perché questa sarà l'ultima volta, poi non lo faremo più,
mai più -
Marco le afferrò le mammelle e continuò a muoversi dentro di lei,
appassionatamente come un tenero amante.
Giancarlo, intanto, aveva assistito all'evolversi di tutta quella scena
sbirciando dalla porta semichiusa. Annichilito, umiliato ed incapace di una
qualsiasi reazione. Continuava ad osservare i due amanti inebetito seppure
eccitato da quella strana esperienza. Fu Letizia a scuotere la sua astenia.
- Vengo! Vengo! - Gridò Letizia
- Vengo! Giancarlo! Vengo! Giancarlooo! -
Aveva pronunciato il suo nome: Giancarlo, com'era solita fare quando lui la
chiavava. Subito dopo quell'affermazione Marco venne sborrandole sulla
schiena accovacciandosi su di lei.
Si sdraiarono sul letto l'uno accanto all'altro avvolti da un tenero
abbraccio.
- Allora è deciso- disse Marco - Non lo faremo più. Questa è stata l'ultima
volta in cui abbiamo fatto all'amore. Faremo in modo che rimanga un dolce
ricordo. Vuoi così bene al tuo Giancarlo? -
- Si! Tanto. Non credo che al mondo esista un altro uomo buono e generoso
come lui -
Giancarlo indietreggiò lentamente dalla sua postazione e a passi felpati si
avviò verso la sua camera. Ripose le ciabatte di fianco al letto, sfilò la
vestaglia e s'infilò sotto le lenzuola.
Le ultime frasi che Marco e Letizia si erano scambiati e la decisione di
lei, d'interrompere per sempre il loro rapporto, lo aveva convinto a
recedere da una qualsiasi ritorsione. La scena alla quale aveva assistito
per quanto di una certa gravità, non gli era parsa così strana.e un motivo c
'era, perché anche lui e sua sorella Cinzia subivano la stessa attrazione.
La stessa che poco prima aveva unito Marco e Letizia.
La sera precedente, infatti, dopo la cena d'addio al celibato, si era
comportato allo stesso modo. Anche lui per l'ultima volta, aveva fatto all'
amore con Cinzia, con la quale fin da ragazzo intratteneva un rapporto
incestuoso.
Si era coricato da una decina di minuti quando sentì la porta della camera
aprirsi con cautela. Subito dopo Letizia si stese sul letto e riprese il suo
posto accanto a lui.
La sveglia squillò alle sette precise. Non ci volle molto tempo per lavarsi,
vestirsi e degustare una breve colazione. Alle otto precise lasciarono la
villa a bordo della loro Volvo V70 in direzione del casello di Parma dell'
autostrada del Sole. A mezzogiorno erano a Chambéry in Francia. Avevano riso
e scherzato per tutto il tragitto. Come loro abitudine, una volta in
territorio francese, sintonizzarono l'autoradio sulle frequenze di "Radio
Nostalgie", un'emittente nazionale che trasmette musica degli anni sessanta.
Stavano immettendosi sull'A43 in direzione di Lione quando dagli
altoparlanti uscirono le note della loro canzone.
"Que reste t-il de nos amours ?"
Probabilmente lo avrebbero scoperto solo al loro ritorno.

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